Oltre il titolo. Il vino naturale non nasce oggi: la storia di “Tucà Niente” e il dovere di raccontare tutta l’innovazione

La recente pubblicazione del Gambero Rosso [LEGGI QUI L’ARTICOLO COMPLETO] dedicata alla nascita della prima denominazione al mondo riservata al vino naturale in Galles ha acceso un dibattito che va ben oltre la cronaca. È una notizia importante, destinata a entrare nella storia del settore, perché testimonia come il concetto di vino naturale stia trovando anche un riconoscimento istituzionale.

Come Quantica R&D, attraverso il nostro marchio Oltre il Bio, salutiamo con favore qualsiasi iniziativa che contribuisca a riportare il vino al centro della natura, della biodiversità e del rispetto del territorio. Ogni passo verso un’agricoltura più pulita rappresenta un progresso per tutti.

Ma proprio perché il tema è così importante, riteniamo necessario aggiungere un tassello che rischia di andare perduto nel racconto mediatico.

 

La storia del vino naturale non coincide con la nascita di una denominazione.

Le denominazioni arrivano quando un percorso è già iniziato. Sono il punto di approdo di un lavoro che spesso dura anni, fatto di intuizioni, sperimentazioni, ricerca e confronto. Prima esistono i produttori, i ricercatori, gli agronomi, gli enologi e tutti coloro che hanno il coraggio di mettere in discussione modelli consolidati.

 

È in questo contesto che si inserisce il progetto “Tucà Niente”, presentato da Quantica R&D con il marchio Oltre il Bio, realizzato dall’azienda vitivinicola Le More Bianche di Alessandro Bovio e annunciato nel numero di settembre 2025 della rivista Natura Docet.

Non fu una semplice presentazione commerciale.

 

Fu l’affermazione pubblica di una filosofia produttiva che poneva alcuni principi molto chiari:

  • nessun utilizzo di chimica in campo;
  • tutela della fertilità naturale del suolo;
  • valorizzazione esclusiva del patrimonio viticolo tradizionale;
  • scelta di non utilizzare vitigni PIWI;
  • ricerca di un vino che fosse realmente espressione del territorio senza scorciatoie tecnologiche.

Una visione che allora poteva apparire radicale e che oggi, invece, viene sempre più discussa all’interno del mondo del vino.

 

Una filosofia prima ancora che un prodotto

 

“Tucà Niente” non nasce come risposta a una moda.

Nasce da una domanda molto semplice: è possibile produrre un vino naturale autentico senza affidarsi né alla chimica di sintesi né a soluzioni che modificano profondamente il rapporto storico tra vite e territorio?

La nostra risposta è stata sì. Non attraverso slogan, ma attraverso un progetto concreto.

In questi anni il termine “vino naturale” è stato utilizzato con significati molto diversi tra loro. Esistono interpretazioni differenti, scuole di pensiero, approcci agronomici e tecnici spesso lontani tra loro.

Noi abbiamo scelto una strada precisa.

Una strada nella quale il rispetto della natura non coincide semplicemente con la riduzione dei trattamenti, ma con una riflessione complessiva sul modo di coltivare la vite.

 

Perché la scelta di non utilizzare PIWI

 

Uno degli aspetti che caratterizza il progetto “Tucà Niente” è la scelta di non utilizzare vitigni PIWI. Si tratta di una posizione tecnica e culturale che può essere condivisa oppure discussa, ma che merita di essere spiegata. I vitigni PIWI rappresentano una delle possibili risposte alla riduzione dei trattamenti fitosanitari e stanno trovando crescente diffusione in molti Paesi europei. Noi abbiamo invece scelto un’altra strada. Abbiamo ritenuto che la sfida fosse quella di dimostrare come anche i vitigni storici possano essere coltivati secondo criteri di naturalità, senza rinunciare alla loro identità e senza introdurre nuovi patrimoni genetici. È una scelta che nasce dal desiderio di custodire la biodiversità viticola italiana e il legame storico tra varietà, territorio e cultura. Non è una contrapposizione ai PIWI. È una diversa interpretazione della sostenibilità.

 

Natura Docet: quando il progetto fu presentato

 

Il numero di settembre 2025 della rivista Natura Docet rappresenta una tappa importante di questo percorso. In quelle pagine veniva illustrato il progetto “Tucà Niente”, spiegandone le motivazioni, gli obiettivi e il significato culturale. [ND – Natura Docet, settembre 2025, “Quando il vino ascolta l’acqua: la viticoltura vibrazionale conquista il calice” di Carmela Cerrone pp. 10, 11, 12, 13. LEGGI QUI L’ARTICOLO COMPLETO].

Alla presentazione partecipò anche la sommelier e giornalista Carmela Cerrone, che seguì il progetto e ne documentò i contenuti.

Quella pubblicazione rappresenta oggi una testimonianza concreta dell’esistenza di un percorso già avviato prima che il tema diventasse oggetto di attenzione internazionale.

Denominazione e innovazione non sono la stessa cosa

 

L’articolo del Gambero Rosso racconta un fatto istituzionale. È corretto riconoscere l’importanza di una denominazione dedicata al vino naturale. Ma è altrettanto corretto ricordare che una denominazione non coincide necessariamente con l’origine di un’idea. La storia dell’innovazione è sempre più lunga della storia delle norme. Prima arrivano coloro che sperimentano. Poi arrivano coloro che regolamentano. Infine arrivano i riconoscimenti ufficiali. Confondere questi piani significa rischiare di cancellare il contributo di tanti progetti che hanno preparato il terreno.

 

L’importanza della memoria

 

Nel mondo del vino esiste una memoria fatta di vigneti, persone, territori e intuizioni. Questa memoria non appartiene soltanto alle grandi aziende o alle grandi riviste. Appartiene anche a chi lavora quotidianamente lontano dai riflettori. Per questo motivo riteniamo importante ricordare il lavoro svolto da Quantica R&D e Oltre il Bio. Non per rivendicare un primato. Non per alimentare polemiche. Ma perché crediamo che la storia dell’innovazione debba essere raccontata nella sua interezza. Ogni progetto che apre nuove strade contribuisce alla crescita dell’intero settore.

 

Un invito al confronto

 

Il nostro auspicio è che il dibattito sul vino naturale diventi sempre più ricco e aperto. Le diverse esperienze non devono essere vissute come concorrenti. Devono dialogare. Il Galles ha scritto una pagina importante sul piano istituzionale. Noi crediamo di aver contribuito, con “Tucà Niente”, a scrivere una pagina significativa sul piano della ricerca, della cultura e della sperimentazione.

Sono percorsi diversi. Possono convivere. Anzi, dovrebbero rafforzarsi reciprocamente.

 

Conclusione

 

Il vino naturale non nasce con una denominazione, né con un titolo di giornale.

Nasce ogni giorno, in vigneto, attraverso scelte agronomiche, responsabilità ambientale, studio e rispetto della terra.

È questa la lezione che ha guidato il progetto “Tucà Niente” fin dalla sua presentazione nel 2025. Un percorso che ha progressivamente preso forma grazie all’adesione di diverse aziende, dal Piemonte alla Valle d’Aosta, che ne hanno condiviso la visione, seguito la traccia e sono oggi impegnate nella produzione.

Ed è questa la ragione per cui oggi riteniamo importante ricordare quel percorso.

Perché il futuro del vino si costruisce anche custodendo la memoria di chi, con discrezione e convinzione, ha avuto il coraggio di immaginare strade nuove prima che diventassero patrimonio comune.

 

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