Tecnologie agricole innovative: un nuovo studio scientifico valuta L57 Water Dry e L57 Water Dry Plus

Ridurre l’impiego di prodotti convenzionali in agricoltura, tutelare l’ambiente e allo stesso tempo migliorare le condizioni di lavoro degli agricoltori: è da queste esigenze che parte un nuovo studio pubblicato su Chemical and Biological Technologies in Agriculture.

L’articolo, dal titolo “Evaluation of innovative agricultural technologies for environmental protection and farmer safety”, è firmato da Laura Casorri, Eva Masciarelli, Marco Di Luigi, Daniela Scutaru, Luciano Gastaldi, Massimiliano Valentini, Ulderico Neri e Claudio Beni e vede tra le affiliazioni scientifiche INAIL, CREA e Quantica R&D.

Al centro della ricerca ci sono L57 Water Dry e L57 Water Dry Plus, studiati per valutarne il possibile utilizzo nell’ambito di strategie agricole alternative ai metodi convenzionali.

 

Dalla sperimentazione alla misurazione dei risultati

 

Lo studio ha previsto una prima fase di prove di germinazione su semi di pisello e una successiva sperimentazione in vivo su piante di lattuga. I ricercatori hanno analizzato numerosi parametri legati alla crescita e alla fisiologia vegetale: biomassa, altezza delle piante, superficie fogliare, contenuto di clorofilla, conduttanza stomatica, traspirazione, trasporto elettronico e concentrazione degli elementi nutritivi.

Nei test di germinazione tutte le tesi hanno raggiunto il 100% di germinazione, senza evidenziare effetti fitotossici associati alle soluzioni analizzate. L57 Water Dry e L57 Water Dry Plus hanno inoltre mostrato valori medi superiori al controllo nella lunghezza della radice primaria e negli indici di germinazione, anche se in questa specifica prova le differenze non hanno raggiunto la significatività statistica.

 

Biomassa, crescita e attività fotosintetica

 

Nelle prove sulle piante di lattuga emergono alcuni dei risultati più interessanti.

L’analisi statistica ha rilevato differenze significative nella produzione di biomassa fresca e secca. Il trattamento con L57 Water Dry Plus, identificato nello studio come AI+, ha raggiunto 133,0 g di biomassa fresca, rispetto ai 98,4 g del controllo, e 11,12 g di biomassa secca, rispetto ai 7,04 g del controllo.

Un andamento positivo è stato osservato anche per altezza delle piante e indice di area fogliare: AI+ ha registrato i valori più elevati, con 20,6 cm di altezza e un LAI di 5,12 m²/m², rispetto rispettivamente a 17,1 cm e 3,66 m²/m² del controllo.

Differenze altamente significative sono emerse inoltre nei parametri collegati all’efficienza fotosintetica. Contenuto relativo di clorofilla, conduttanza stomatica, traspirazione e velocità di trasporto elettronico sono risultati complessivamente superiori nelle piante trattate, con L57 Water Dry Plus associato ai valori più elevati per diversi indicatori.

 

Anche la nutrizione della pianta al centro dello studio

 

Un altro capitolo della ricerca riguarda la composizione minerale delle foglie.

Le analisi hanno evidenziato variazioni significative per diversi nutrienti. In particolare, nel trattamento AI+ sono state riscontrate concentrazioni maggiori di azoto e fosforo rispetto al controllo, mentre altri elementi hanno mostrato risposte differenti in funzione del trattamento. Anche ferro, manganese e rame hanno evidenziato valori superiori al controllo in diverse tesi sperimentali.

L’analisi multivariata dei risultati fornisce poi una visione complessiva: L57 Water Dry Plus risulta associato a un insieme coordinato di parametri legati a nutrizione minerale, attività fotosintetica, scambi gassosi e accumulo di biomassa.

 

Un test che guarda anche alla risposta alle infezioni fungine

 

Nella prima fase sperimentale, oltre alla percentuale di germinazione e allo sviluppo della radice primaria, i ricercatori hanno previsto anche la registrazione dell’eventuale presenza di infezioni fungine nei semi sottoposti ai diversi trattamenti, confrontando L57 Water Dry e L57 Water Dry Plus con acqua distillata e con un estratto acquoso di lavanda all’1%.

Questo elemento è interessante perché amplia l’osservazione oltre il semplice sviluppo della pianta e introduce anche il tema della sua risposta in presenza di possibili agenti fungini.

 

Agricoltura, ambiente e sicurezza degli operatori

 

Lo studio nasce da una riflessione più ampia: ridurre l’esposizione professionale degli agricoltori a sostanze potenzialmente pericolose e individuare tecniche capaci di diminuire il ricorso a prodotti convenzionali. Non è quindi casuale la partecipazione alla ricerca di due dipartimenti scientifici di INAIL, ente che opera istituzionalmente proprio nell’ambito della prevenzione, della valutazione dei rischi e della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

In questo quadro, i risultati osservati su L57 Water Dry e L57 Water Dry Plus assumono un significato che va oltre la sola risposta agronomica: lo studio li valuta anche nella prospettiva di un’agricoltura capace di ridurre l’impiego di prodotti convenzionali, proteggere l’ambiente e migliorare le condizioni di sicurezza degli operatori. Gli stessi autori riportano una riduzione della quantità di pesticidi richiesta, insieme a minore consumo di acqua, maggiore resistenza a patogeni e condizioni avverse, incremento dei livelli nutritivi e contenimento dei costi.

 

 

 

Risultati incoraggianti, ricerca ancora aperta

 

Nella conclusione dello studio, gli autori sottolineano la necessità di ampliare il numero e la varietà degli esperimenti, coinvolgendo colture differenti, suoli diversi, condizioni climatiche differenti e prove di campo di lunga durata

I prossimi approfondimenti dovranno riguardare colture differenti, suoli diversi, condizioni climatiche differenti e prove di campo di lunga durata.

È proprio qui che si apre il prossimo capitolo: continuare a verificare, misurare e approfondire.

Per chi desidera entrare nel dettaglio della ricerca, mettiamo a disposizione la pubblicazione scientifica originale in inglese.

▶ Leggi l’articolo scientifico originale: CLICCA QUI

▶ Consulta la traduzione italiana non ufficiale: SCARICA QUI 

Per ogni citazione o utilizzo scientifico dei dati, fare riferimento alla pubblicazione originale e al DOI 10.1186/s40538-026-01038-3.

 

Chi ha partecipato allo studio

 

La ricerca nasce dal confronto tra competenze provenienti da enti pubblici di ricerca, istituzioni dedicate alla salute e alla sicurezza sul lavoro e ricerca privata.

L’articolo è firmato da Laura Casorri, Eva Masciarelli, Marco Di Luigi, Daniela Scutaru, Luciano Gastaldi, Massimiliano Valentini, Ulderico Neri e Claudio Beni, con il coinvolgimento di INAIL, CREA e Quantica R&D.

Particolarmente significativa, rispetto agli obiettivi della ricerca, è proprio la presenza di INAIL, organismo pubblico nazionale che svolge attività di ricerca scientifica e innovazione tecnologica finalizzate a migliorare le condizioni di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro e a sviluppare strumenti per la prevenzione dei rischi professionali. Allo studio partecipano sia il DIT, con competenze tecnologiche, sia il DiMEILA, con competenze sanitarie e di medicina del lavoro.

Accanto a INAIL troviamo diverse strutture del CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria e Luciano Gastaldi per Quantica R&D, mettendo così in relazione ricerca agronomica, fisiologia vegetale, sicurezza degli operatori e sviluppo di nuove tecnologie applicate all’agricoltura.

 

Dove è stato pubblicato lo studio

 

Lo studio è stato pubblicato il 2 settembre 2026 su Chemical and Biological Technologies in Agriculture, rivista scientifica internazionale e interdisciplinare presente sulla piattaforma Springer Nature.

La rivista è dedicata all’applicazione delle moderne tecnologie chimiche, biochimiche e molecolari all’agricoltura e dedica particolare attenzione ai processi legati alla produzione sostenibile, alle relazioni tra suolo, piante e microrganismi, alla nutrizione e biostimolazione vegetale e alle tecnologie sviluppate anche su scala nano e supramolecolare.

La rivista riporta per il 2025 un Journal Impact Factor di 5,8 e un 5-year Journal Impact Factor di 6,6 ed è indicizzata, tra gli altri database, in Scopus, Science Citation Index Expanded, DOAJ, Google Scholar e Chemical Abstracts Service.

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